Era meglio quando c'erano gli Squallor

Intervista a Cerruti: Diciamo pene al pene

intervista ad Alfredo Cerruti pubblicata su Panorama dell’8 maggio 1979, pag. 167, per la quale si ringrazia Aldo Emanuele Castellani. (Da notare che in tutto l’articolo Cerruti viene chiamato “Cerutti”)

Trascrizione
Alfredo Cerruti, napoletano, è il direttore artistico del colosso discografico CGD. I lettori dei periodici specializzati in cronaca mondana lo conoscono per un suo abbastanza movimentato flirt con la cantante Mina Mazzini.

Daniele Pace, Giancarlo Bigazzi e Toto Savio sono tra i più noti parolieri e musicisti della musica leggera italiana tv. Canzoni quasi sempre melodiche, tradizionali, quasi mai audaci. Sono invece proprio loro, guidati da Cerruti, i componenti del gruppo degli Squallor, da otto anni unico rappresentante dell’umorismo pesante cantato in Italia. Partiti con 38 Luglio, un nonsense surreale, casto, divertentissimo, gli Squallor hanno via via scelto testi, titoli e linguaggio sempre più spinti. Nell’ultimo 33 giri, Cappelle (in copertina c’è il disegno di una donna che morde la cappella di un fungo), una bassa voce con accento napoletano descrive, tra le note di una musica lenta, un rapporto orale, e così via. I termini usati sono quelli in voga nelle caserme o nelle filastrocche goliardiche.

Iniziata per scherzo, la vita artistica degli Squallor è adesso un grosso successo commerciale: incuranti delle critiche moralistiche e non, Cerruti e compagni, amici per la pelle nella vita, continuano a sfornare canzoni una più sporca dell’altra. A tutt’oggi hanno venduto oltre 400 mila dischi a 33 giri, senza spendere una lira per lanciarli e subendo una lunga serie di sequestri e dissequestri.

Interrogati da Panorama, rifiutano ogni senso di colpa. Spiega Cerruti: <<Siamo solo più sinceri degli altri, parliamo come parlano ora anche i ragazzini, con gli stessi termini che la gente usa in fabbrica, in ufficio e, certo, anche in caserma. In più facciamo ridere, e molto. Noi stiamo alla canzone tradizionale come il cinema realista di oggi sta a quello sdolcinato di ieri. Solo che nella musica leggera stiamo ancora indietro. Quando un ragazzo fa la corte a una ragazza, è giusto che ascolti le cose romantiche di Battisti o di Julio Iglesias. Ma quando l’ha riaccompagnata a casa, e sta insieme agli amici, non dice mica “Acqua azzurra, acqua chiara”: dice “porco cazzo” e “porca puttana”.
Tutto qui. Adesso che il turpiloquio è il linguaggio comune, torneremo all’antico; nel prossimo disco non ci sarà neppure un doppio senso>>.